Il Pellegrinaggio da Sinnai a N.S. di Bonaria

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Il Pellegrinaggio da Sinnai a N.S. di Bonaria

Il Segno - Notiziario del Pellegrinaggio Sinnai- N.S. di Bonaria - Marzo 2011

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Copertina Editoriale Pagina 4-5 Pagina 8-9

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Novembre 2015 15:55

mons. Jean Sleiman arcivescovo dei latini di Bagdad presiederà  la S. Messa al raduno del pellegrinaggio

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mons. Jean Sleiman arcivescovo dei latini di Bagdad (IRAQ) presiederà la S. Messa al raduno del  XXV pellegrinaggio che ricordiamo sarà la notte tra il sabato e la domenica del 7 Maggio. In quell'occasione la statua della Madonna di Bonaria, che sta girando per le case di Sinnai dal 30 gennaio, (In Data odierna 16.02.2011 Messa al consiglio comunale di Sinnai h 19), verrà messa a dimora nell'erigenda cappella votiva nella piazzetta di via E. D'Arborea

Segnaliamo inoltre che mons. Sleiman il 9 maggio terrà una conferenza con a tema la libertà religiosa.

 

 

Ultimo aggiornamento Domenica 29 Novembre 2015 09:04

Domenica 12 dicembre

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Domenica 12 dicembre alle ore 18:00 nella Chiesa di Santa Barbara a Sinnai verrà celebrata la Messa officiata da P. Polo Mercedario di Bonaria per tutti gli amici del pellegrinaggio.

Stiamo cercando i collaboratori di 25 anni per le celebrazioni prossime.

Dopo la Messa nel salone parrocchiale ci sarà una piccola riunione in cui esporranno le iniziative per i 25 anni e dove si proietterà un filmato su tutti i pellegrinaggi.

Tutti gli amici del pellegrinaggio sono invitati a partecipare.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 16 Febbraio 2011 22:48

In cammino verso il 25mo pellegrinaggio

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Siamo in cammino, continuamente sulla strada! Praticamente ci avviamo verso il nostro 25° pellegrinaggio; più terra terra, camminiamo sulla strada delle nostre vite tesi verso un destino buono che attende ciascuno di noi. “Se il cielo sopra le vostre teste vi sembra vuoto come un brutto libro, è perché non guardate abbastanza dove mettete i piedi.” Le parole di Fabrice Hadjadj tratte dal suo libro “La terra strada del cielo” esprimono bene la dinamica della nostra vita proiettandoci alla radice del significato dell’esistenza, là dove nascono le nostre esigenze elementari. Occorre partire alla nostra umanità facendo dei nostri desideri e aspirazioni il motore di ogni scelta, da quelle grandi a quelle apparentemente inutili come nel vivere di ogni giorno. Questo è il punto che accomuna tutti gli uomini.

 L’uomo, di qualsiasi razza, cultura, religione, tradizione che, con lealtà, prende sul serio la propria umanità non è mai soddisfatto perché in lui alberga un’ immensa aspirazione a un oltre il suo sguardo. Un desiderio, però, che (lui), in tante occasioni tende come a censurare o a dimenticare perché è dentro una cultura che tende a cancellare l’umano. Il suo tratto inconfondibile è questa tensione, la scintilla di ogni azione in tutti i campi del suo agire quotidiano, dal lavoro alla famiglia, dalla ricerca scientifica alla politica. Il suo cuore è un’attesa continua e l’attesa è la struttura stessa della sua natura. I grandi desideri non sono una complicazione dell’esistenza ma sono proprio ciò che lo rendono irriducibile in quanto sono segno del suo rapporto con il Mistero che fa tutte le cose. 

Nel pellegrinaggio facciamo esperienza di come questo Mistero “continuando” ad entrare nella storia ci aiuta a soddisfare questo bisogno e quindi ad essere noi stessi fino in fondo. Abbiamo bisogno di vedere una strada nella fatica di ogni giorno per aiutarci a stare di fronte alla grandezza del nostro cuore. Non siamo vagabondi ma pellegrini che camminano verso una meta, dietro il SI di Maria.

Il pellegrino, l’homo viator, che cade mille volte al giorno ma mille volte si rialza per camminare verso una speranza che il suo cuore tiene desta. Innestarsi dentro una devozione antica, la fede dei nostri padri, di tanti uomini della nostra terra e del mare fino a portare questa devozione oltre oceano significa dire pellegrinaggio, parlare del pellegrinaggio Sinnai-N.S. di Bonaria, parlare dell’approssimarsi di questa tappa, 25 anni di cammino, fare un altro pellegrinaggio, ma questo sarebbe “lettera morta” se non rivivesse in una esperienza presente, dentro la comunità cristiana, e non servirebbe al cuore dell’uomo che è esigenza di vivere “qui e ora” con una ragione e uno scopo adeguati

"Se oggi il cielo sopra le vostre teste vi sembra vuoto come un brutto libro, è perché non guardate abbastanza dove mettete i piedi. [...]

La fede e la ragione non hanno abbandonato il nostro mondo; esse non hanno distolto lo sguardo dalla terra: anzi, continuano a farvi risplendere la verità. «Ora et labora», recita il motto benedettino, vera formula-chiave per una vita di benedizioni. Prega e lavora, ossia contempla e fatica. Fatica con l’anima e contempla con le mani. Muta la tua spada in vomere, traccia ogni solco come se fosse una preghiera, canta ogni versetto come se fosse un seme, e scava, scava nel profondo di ogni cosa, fino a giungere a Dio.”

(Da LA TERRA STRADA DEL CIELO di Fabrice Hadjadj)

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 07 Ottobre 2010 23:27

Un vero padre che ha sempre annunciato Cristo

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All’origine (poco conosciuta) del Pellegrinaggio a piedi

Il 30 Gennaio 2010 è tornato alla casa del Padre Gianpaolo Atzori, l’amico che per primo aveva prospettato l’idea del pellegrinaggio Sinnai-Bonaria. Il Signore lo ha chiamato a sè dopo una lunga malattia durata cinque anni. Ci ha lasciato con la testimonianza di un’obbedienza senza riserve alla volontà di Dio che lo aveva chiamato attraverso l’incontro con il movimento di Comunione e Liberazione, a cui aveva dedicato ogni respiro della sua vita. Nel racconto tenero e appassionato dei suoi figli il profilo di un padre che nelle circostanze concrete della vita ha sempre annunciato Cristo a tutti e in tutto. “Mi ricordo, quando è nato mio figlio Andrea – dice Valentina, la più piccola dei suoi figli - mi ha detto: “Lo sai - piccola - mi sono emozionato e ho anche pianto...”. Questo era mio padre: un uomo capace di emozionarsi alla nascita del suo ottavo nipote senza vergognarsi di niente. A lui piacevano le “belle cose”. Aveva sempre il sorriso sulle labbra, era sempre positivo anche dopo tutte le sofferenze che ha dovuto passare. Prima la separazione e poi la malattia. E’ stato un buon esempio come uomo e come padre, quando mio figlio sarà grande gli parlerò di lui e della sua bontà. Purtroppo non ho tanti ricordi della mia infanzia perchè la mia mente ha rimosso tutto, però un ricordo vivissimo è di quando mi portava nel suo lettone per dormire con lui e mi insegnava a fare il segno della croce... Lui  è stato sempre orgoglioso di noi figli”. “Mancavano pochi giorni a Natale del 2004 quando mio padre ci diede la notizia della sua malattia – racconta Elena, la terza delle figlie di Gianpaolo – La sua non è stata una vita semplice. Dopo la separazione da mia madre ha dovuto affrontare tante difficoltà ed è riuscito con coraggio contro tutto e tutti a superarle pensando sempre al bene dei figli, “i miei gioielli, la mia forza” come diceva lui”. Gli ultimi sono stati cinque lunghi anni “difficili, vissuti con tanta fede che lo ha accompagnato lungo il calvario della sofferenza con dignità ed umiltà – dice ancora Elena – con grande riconoscenza e amore, accettando quel disegno che Dio aveva scritto per lui senza mai un lamento perchè lui non voleva “disturbare”. Giorno dopo giorno in silenzio offriva veramente tutto senza arrendersi, lottava e ringraziava con il suo sorriso solare che lo ha accompagnato fino alla fine. Oggi mi sento di ringraziare per suoi insegnamenti, per l’immenso amore e per i valori cristiani che ci ha trasmesso. Che il Signore gliene renda merito”. Anche per Enrico“è stato un papà magnifico, ci ha istruito nel bene en elle avversità. Se n’è andato col sorriso. Era da tanto tempo che non lo vedevamo così, sereno e contento”.  Maria Giovanna, la più grande delle figlie, ricorda un babbo “sempre presente in ogni circostanza della vita. Un papà che ci ha insegnato il perdono come prima regola perchè lui, prima di tutto, aveva questo bel dono. Ho avuto modo di leggere alcune lettere scritte da mio padre a mia madre nel primissimo periodo della loro separazione. Mi ha colpito la sua fede e il suo amore per quella donna lontana, “ma tanto vicina” perchè ognuno di noi figli era un pezzo di lei. In quelle righe tra pelava il suo perdono e la voglia di riunire la famiglia perchè lui era per la famiglia”. “Posso solo ringraziare il Signore di averci donato un padre così speciale – dice Alessandra, mamma da pochi giorni - così presente nei nostri momenti di difficoltà e così umi le e silenzioso durante la sua malattia... Lo ringrazio per avermi tenuto la mano durante il parto”. Non si può aggiungere altro di fronte alla testimonianza dei fatti: è il trionfo dell’umano. “Il cristianesimo ha bisogno di trovare l’uomo che vibra in ciascuno di noi per mostrare tutta la portata della sua pretesa – ha scritto Julian Carròn - Tante volte noi siamo tentati di pensare che l’umano, invece di un aiuto sia un ostacolo, una complicazione, un intralcio e cerchiamo di “sistemarlo”; ma facendo così non cogliamo l’inesorabilità del nostro cuore, il carattere smisurato del nostro desiderio”. Gianpaolo ha sentito tutta la tenerezza di Dio su di sè e ha vissuto la sua umanità, nella buona e nella cattiva sorte, senza ridurla. Tutta la sua vita è stata questa tenerezza, questo perdono, questo giudizio di misericordia che ha trovato incontrando Cristo e  di cui sentiva l’urgenza immensa di comunicarlo agli altri, prima di tutto alla sua famiglia.
da “Il Segno” - marzo 2010

Ultimo aggiornamento Domenica 29 Novembre 2015 09:05

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