Il Pellegrinaggio da Sinnai a N.S. di Bonaria

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In cammino verso il 25mo pellegrinaggio

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Siamo in cammino, continuamente sulla strada! Praticamente ci avviamo verso il nostro 25° pellegrinaggio; più terra terra, camminiamo sulla strada delle nostre vite tesi verso un destino buono che attende ciascuno di noi. “Se il cielo sopra le vostre teste vi sembra vuoto come un brutto libro, è perché non guardate abbastanza dove mettete i piedi.” Le parole di Fabrice Hadjadj tratte dal suo libro “La terra strada del cielo” esprimono bene la dinamica della nostra vita proiettandoci alla radice del significato dell’esistenza, là dove nascono le nostre esigenze elementari. Occorre partire alla nostra umanità facendo dei nostri desideri e aspirazioni il motore di ogni scelta, da quelle grandi a quelle apparentemente inutili come nel vivere di ogni giorno. Questo è il punto che accomuna tutti gli uomini.

 L’uomo, di qualsiasi razza, cultura, religione, tradizione che, con lealtà, prende sul serio la propria umanità non è mai soddisfatto perché in lui alberga un’ immensa aspirazione a un oltre il suo sguardo. Un desiderio, però, che (lui), in tante occasioni tende come a censurare o a dimenticare perché è dentro una cultura che tende a cancellare l’umano. Il suo tratto inconfondibile è questa tensione, la scintilla di ogni azione in tutti i campi del suo agire quotidiano, dal lavoro alla famiglia, dalla ricerca scientifica alla politica. Il suo cuore è un’attesa continua e l’attesa è la struttura stessa della sua natura. I grandi desideri non sono una complicazione dell’esistenza ma sono proprio ciò che lo rendono irriducibile in quanto sono segno del suo rapporto con il Mistero che fa tutte le cose. 

Nel pellegrinaggio facciamo esperienza di come questo Mistero “continuando” ad entrare nella storia ci aiuta a soddisfare questo bisogno e quindi ad essere noi stessi fino in fondo. Abbiamo bisogno di vedere una strada nella fatica di ogni giorno per aiutarci a stare di fronte alla grandezza del nostro cuore. Non siamo vagabondi ma pellegrini che camminano verso una meta, dietro il SI di Maria.

Il pellegrino, l’homo viator, che cade mille volte al giorno ma mille volte si rialza per camminare verso una speranza che il suo cuore tiene desta. Innestarsi dentro una devozione antica, la fede dei nostri padri, di tanti uomini della nostra terra e del mare fino a portare questa devozione oltre oceano significa dire pellegrinaggio, parlare del pellegrinaggio Sinnai-N.S. di Bonaria, parlare dell’approssimarsi di questa tappa, 25 anni di cammino, fare un altro pellegrinaggio, ma questo sarebbe “lettera morta” se non rivivesse in una esperienza presente, dentro la comunità cristiana, e non servirebbe al cuore dell’uomo che è esigenza di vivere “qui e ora” con una ragione e uno scopo adeguati

"Se oggi il cielo sopra le vostre teste vi sembra vuoto come un brutto libro, è perché non guardate abbastanza dove mettete i piedi. [...]

La fede e la ragione non hanno abbandonato il nostro mondo; esse non hanno distolto lo sguardo dalla terra: anzi, continuano a farvi risplendere la verità. «Ora et labora», recita il motto benedettino, vera formula-chiave per una vita di benedizioni. Prega e lavora, ossia contempla e fatica. Fatica con l’anima e contempla con le mani. Muta la tua spada in vomere, traccia ogni solco come se fosse una preghiera, canta ogni versetto come se fosse un seme, e scava, scava nel profondo di ogni cosa, fino a giungere a Dio.”

(Da LA TERRA STRADA DEL CIELO di Fabrice Hadjadj)

 

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